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Solo un blog personale.

How to “pliage” Le Pliage (ovvero come piegare la borsa Le Pliage di Longchamp)

Io sono una maniaca delle borse. Sono anche una di quelle classiche ragazze che hanno il brutto vizio di portare tante valigie piene di borse in viaggio (lo so che fa ridere portare borse piene di borse in giro). Potete immaginare la mia gioia nello scoprire Le Pliage di Longchamp, una iconica borsa pieghevole, quindi spiaccicabile in valigia in grandi quantità. Sarà per questo che amo questo modello di borsa, che possiedo in due (per ora, prossimamente diventeranno tre) diversi colori e dimensioni e che uso da diversi anni. Sarà anche perché è una borsa capientissima e comodissima dotata di zip (il che torna sempre comodo, specialmente sui mezzi pubblici). Sarà perché è una bella borsa. In ogni caso, è tra le mie borse preferite e in questo post vi insegno come ripiegarla in modo da farle occupare meno spazio.

Come piegare Le Pliage

Etichetta che illustra come piegare una borsa Le Pliage di Longchamp (fornita con tutte le borse originali).

Sopra potete vedere l’etichetta che illustra come piegare Le Pliage, ma, per maggior chiarezza, ecco gli step per piegarne una vera.

Come piegare Le Pliage

Come piegare Le Pliage di Longchamp.

Dopo aver svuotato la borsa, chiudere la zip e assicurarsi che la clip di pelle che chiude la borsa sia aperta. posare la borsa su una superficie piana, lasciando la tasca interna sopra. Piegare il fondo della borsa in modo che sia piatta. Piegare verso l’interno le parti laterali della borsa. Piegare verso l’alto il fondo della borsa. Chiudere la clip di pelle. Et voilà! 🙂

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Della crisi e dei rossetti: post semiserio su come risparmiare sui rossetti

C’è crisi. Anzi, recessione. In soldoni (e sottolineo che è una trattazione volutamente semplicistica perché questa non è una lezione di economia) il ciclo economico si divide in diversi periodi: il periodo di crisi consiste in un calo del livello di crescita dell’economia, nonostante si abbia in ogni caso una crescita superiore alla media; quando il livello di crescita scende sotto la media, allora si entra in recessione, e lì si sta veramente da schifo; esistono fortunatamente dei periodi più piacevoli, in cui ci si riprende dalla recessione e si assiste ad un boom economico, ma disgraziatamente, come ci ricorda ogni telegiornale da un po’ di tempo a questa parte, siamo entrati in recessione. Questo ha conseguenze su tutta una serie di cose, tra le quali la riduzione del budget per l’acquisto di trucchi, in particolare i rossetti. Questo post ha il fine di aiutarvi a ridurre almeno un pochino la spesa per i rossetti, dandovi due banalissimi consigli, che poi in realtà banalissimi non sono.

Rossetti

Sfortunatamente il prezzo dei beni di lusso non cala durante i periodi di crisi. I rossetti sono beni di lusso? Dipende da come li consideriamo. Certamente non sono assimilabili al pane (sebbene ad esempio io utilizzi più rossetti che pane). Certamente i rossetti delle grandi marche non costano meno oggi di un anno fa (semmai il contrario). Di qui l’esigenza di risparmiare sui rossetti, sfruttando al massimo quelli che possediamo e risparmiando sui nuovi mediante una scelta ragionata.

Rossetti

Consiglio 1: usa davvero i tuoi rossetti fino in fondo!

Può sembrare banale, ma un sondaggio che ho proposto alle mie amiche mi ha dimostrato che la maggior parte di loro butta via un rossetto prima che sia completamente finito: quando un rossetto è difficile da stendere sulle labbra perché siamo arrivate quasi alla fine, dove c’è quel fastidioso bordino in plastica, non è finito! C’è ancora la base del rossetto che possiamo utilizzare per truccarci. Come? Mediante un pennellino ad esempio. Non c’è bisogno che sia un pennellino professionale da truccatori, basta anche uno di quelli che si possono comprare nei negozi di arte.

Se vuoi proprio strafare: creare un nuovo rossetto dai fondi di rossetto

Un altro modo per sfruttare il colore che rimane sul fondo dei rossetti è quello di raccoglierlo con una spatola, metterlo all’interno di un pentolino (magari insieme ad altri fondi di rossetto per creare un colore tutto nuovo), farlo sciogliere sul fuoco (mescolando continuamente) e poi versarlo all’interno di un contenitore (come quei mini contenitori trasparenti di Sephora o dei supermercati che di solito si acquistano per i viaggio in aereo). Dopo aver fatto raffreddare il miscuglio, lasciare riposare una notte in frigo, et voilà, ecco a voi il vostro nuovo rossetto spalmabile con un dito (o con il pennellino di cui sopra), perfettamente depurato da tutti i germi, che sono morti col calore.

Consiglio 2: scegli bene il tuo rossetto!

Perché questo sarebbe un consiglio per risparmiare? Perché molta gente compra senza pensarci abbastanza: ipnotizzate dal nuovo colore della pubblicità fall winter di Chanel (ogni riferimento a me che mi innamoro come una pera cotta delle pubblicità del trucco è puramente casuale), ci fiondiamo a comprarlo in profumeria, prima che il limite dell’edizione limitata venga raggiunto; lo indossiamo sulle nostre labbra per un paio di settimane, sguardo fiero, mento in alto, convinte di essere bellissime come delle modelle, finché non arriva il caro amico di turno a dirci qualcosa tipo “che aria stanca che hai oggi” o “sembri un cadavere”. A quel punto ci guardiamo allo specchio con maggiore onestà e, oramai passata l’hype (quella cosa misteriosa che ti ha spinta a comprare il rossetto), ci rendiamo conto che forse effettivamente un rossetto rosa pallido tendente al bianco su una carnagione come quella di Biancaneve potrebbe fare un po’ l’effetto “morta congelata”. A quel punto il rossetto che fine fa? Abbandonato in un armadietto del bagno (che poi ci sentiamo in colpa a buttarlo, con tutto quello che l’abbiamo pagato), va ad aumentare l’entropia dell’universo; periodicamente lo indossiamo, pentendocene amaramente ogni volta.
La triste storia del rossetto abbandonato è semplicemente per convincervi che dovete spendere più di dieci secondi nella scelta di un rossetto, e che non dovete farvi influenzare da commesse chiacchierone, pubblicità fighissime e colori moda.
Dovete provare un rossetto prima di comprarlo. Lasciando stare il discorso prezzi-che-sono-un-furto, che comunque va tenuto in considerazione nell’acquisto di qualunque cosa, prima di acquistare un rossetto dovete verificare tre cose (eventualmente 4 se vi piacciono gli animali):

  1. colore: come già detto sopra, se vi sta male, anche se è l’ultima novità di Dior, vi sta male. Punto. Se sta bene a Eva Longoria, fatti suoi. Voi dovete scegliere il colore che va bene per voi. Per farlo, avete bisogno di vedervelo addosso. Al fondo dell’articolo, una paio di suggerimenti per scegliere bene il rossetto in base al colore della vostra faccia.
  2. consistenza e composizione: alcuni rossetti hanno un colore stupendo, ma si spalmano da schifo. Altri hanno un colore stupendo, si spalmano benissimo, ma puntualmente, dopo due ore che l’avete messo, le labbra vi si gonfiano, si seccano o peggio: fanno un male atroce. Magari siete allergiche o intolleranti a qualche ingrediente. In ogni caso non potete saperlo provando solo un minuto il rossetto in profumeria: dovete provarlo e tenerlo su almeno un giorno. E se magari conosceste un paio di quelle menate sull’INCI dei prodotti cosmetici non sarebbe male, ma mi rendo conto che mettersi a studiare quella roba fa perdere un sacco di tempo (potete approfondire la storia dell’INCI partendo da questo link).
  3. durata: il colore più bello del mondo, la formula nutriente, l’applicatore strepitoso non valgono niente se dopo dieci secondi dovete tirare fuori uno specchietto e truccarvi di nuovo. La durata di un rossetto è fondamentale! Anche in questo caso, provate, provate, provate e tenete su il rossetto almeno 24 ore prima di comprarlo.
  4. test sugli animali: alcuni prodotti vengono testati sugli animali, altri no. Sta a voi decidere se è più importante avere un bell’aspetto o una coscienza pulita. Ammetto che a volte io ho scelto il bell’aspetto. In ogni caso è un fattore da tenere in considerazione, soprattutto perché “testato sugli animali” non vuol dire necessariamente un porcellino d’india con grandi e carnose labbra rosse (immagine che fa pure ridere e ci sgrava la coscienza), ma potrebbe anche voler dire un cucciolo con il muso squarciato dalle sostanze chimiche contenute nei trucchi, con ustioni gravi e sofferenza perenne (perché nonostante ci siano delle norme per limitare la crudeltà sugli animali, gli antidolorifici costano, e se gli stati non li passano a noi esseri umani quando siamo gravemente malati secondo voi le aziende che lavorano al fine di fare profitto spenderebbero tutti quei soldi per delle cavie? Diciamo che è più economico tagliare alle cavie le corde vocali per non farle urlare). Poi ognuno di noi fa le sue scelte. Potete approfondire la cosa a questo link.

Approfondimento sulla scelta del colore del rossetto

Come credo di aver ribadito più volte sopra, il rossetto va provato. Dovete vedere come vi sta, non come vi fa sentire per via di tutto l’ambaradan mediatico che c’è dietro. Siate acquirenti consapevoli.
Un punto di partenza è provare il rossetto sulle labbra pulite: eventuali altri rossetti indossati sotto possono tingere le labbra e darvi un’idea falsata del colore; se la commessa di un negozio vi fa provare un nuovo rossetto dopo avervi dato un fazzolettino asciutto per rimuovere il vecchio colore, sappiate che non è abbastanza: dovete farvi dare uno struccante per le labbra.
Il colore del rossetto varia a seconda della luce: per avere un’idea più chiara dovreste vedere il colore alla luce naturale (ma date anche un’occhiata al colore sotto le spietate luci artificiali).
Detto ciò, il colore perfetto varia a seconda della vostra carnagione. Non credete ai commessi quando vi dicono che “alle bionde/more/donne con gli occhi verdi/marroni sta sempre bene questo colore”: è una sciocchezza. Un colore vi può stare malissimo anche se rientrate in una di quelle categorie precise. In teoria, ad esempio, il viola (sulle labbra, ma anche sugli occhi) dovrebbe stare bene a chi ha gli occhi verdi e la pelle chiara; io rientro in questa categoria, e il viola nel 99% dei casi mi sta malissimo. Solo determinate sfumature di viola mi stanno bene. Oltre ad essere tutto estremamente soggettivo, è anche estremamente variabile perché a variazioni minime del colore della carnagione possono corrispondere variazioni enormi del colore perfetto.
Quindi, che cosa si può fare se i commessi delle profumerie non sono d’aiuto?

  • provare: oltre a provare i rossetti in profumeria, provate anche a casa. Provate campioncini di rossetto. Esistono. Vi metto l’immagine di due di quelli che ho io come prova.

rossetti

  • mischiare: quando avete colori vari di rossetto, anche basici, magari se avete acquistato una di quelle palettone economiche in giro, potete provare a mischiare i colori per trovare il colore che vi sta meglio. Una volta trovate le proporzioni giuste, spalmate un po’ del vostro super rossetto su un fazzoletto e andate dritte in profumeria a cercare il colore di rossetto che più si avvicina a quello che avete trovato voi (nel 99% dei casi esiste; se è un bel colore quello che avete trovato, state pur certe che almeno uno stilista ci avrà già pensato; non disperate, non dovrete fare gli intrugli a vita; cercate bene nelle grandi profumerie e lo troverete; fate solo attenzione ai commessi che cercheranno di vendervi qualcos’altro: siate ferme e cercate solo un colore uguale a quello che avete fatto voi a casa).
  • copiare: sebbene siamo tutte diverse, il fenotipo è qualcosa che accomuna grosse quantità di noi donne; basandomi su ciò, e visto il gran numero di star e starlette della tv e del cinema, posso affermare che esiste almeno una divetta di Hollywood o un’ereditiera che ha esattamente il colore della mia carnagione o dei miei capelli, o dei miei occhi (o meglio, tutte e tre le cose insieme); una volta individuata una o più di queste dive, che sicuramente sono dotate di truccatore professionista strapagato, osserviamole: troviamo che quel colore di rossetto le stia bene? Se le sta bene, probabilmente starà bene anche a noi, perché abbiamo gli stessi colori. Se le sta male, probabilmente è un colore che dobbiamo evitare. Et voilà, consulente di trucco personale a costo zero!
  • pagare: ovviamente si può anche pagare una consulenza da un bravo truccatore per individuare i colori perfetti, ma non è più divertente scoprirlo da sole? 🙂

FindHer, ovvero il mio passaggio a Mac

Questo post contiene delle considerazioni personali sul mio passaggio da Windows a Mac OS X. Non sono una fanaticApple e non mi metterò a chiamare Windows “winzoz”. Non ho mai usato in maniera intensiva una qualsiasi distribuzione di Linux, ho solo provato Ubuntu per brevi periodi, quindi è possibile che alcune delle considerazioni che ho fatto a riguardo si rivelino errate. Sono solo una ragazza il cui computer sei mesi fa è morto e che ha voluto provare un altro sistema operativo (Mac OS X 10.7 Lion). E che si è trovata bene.

FindHer, la versione femminile del finder di Mac OSx

FindHer, la mia versione femminile del finder di Mac OSx

Per tutta la mia vita sono stata un’utente Windows. Il primo computer che ho usato usava Windows, il primo computer che ho avuto pure, tutta la gente che conoscevo conosceva solo Windows. Windows era il computer. Il computer era Windows. In base a questo assunto, i problemi di Windows erano sopportabili, perché se volevi avere un computer dovevi accettare i problemi. Peccato che l’assunto fosse sbagliato: il computer non è Windows. Il computer è una macchina su cui è possibile far funzionare dei sistemi operativi; se il sistema operativo che scegli è una ciofeca, anche se hai una macchina potente, avrai tutta una serie di problemi. Alcune delle versioni di Windows che ho utilizzato nella mia vita rientrano perfettamente nella definizione di ciofeca, altre un po’ meno, ma alcuni spiacevoli inconvenienti capitati al mio computer nel corso degli anni e la soddisfazione di amici che utilizzavano sistemi operativi basati su Unix mi hanno convinta a cambiare sistema operativo.

Ho dovuto superare pregiudizi del tipo “un sacco di programmi girano solo su Windows” (questo è vero, ma basta installarsi VirtualBox e usare Windows solo quando serve) oppure “Windows lo conosco già tanto bene, su qualunque altro sistema operativo sarei un’impedita alle prime armi” (vero, ma la curva di apprendimento di Mac OS X è ripida, quindi si impara in fretta). Ho valutato vari sistemi operativi (tra cui qualche distribuzione di Linux tipo Ubuntu). Infine sono giunta alla conclusione che quello che volevo era un Mac.

Non volevo un Mac per andare a fare la figa in giro (nonostante qualcuno acquisti prodotti “melati” solo ed esclusivamente per questa ragione), ma per i seguenti motivi:

  1. Avevo davvero bisogno di un computer nuovo per l’università. Il mio fisso era morto e stramorto e il mio portatile era un netbook vecchissimo che faceva poco e niente mettendoci un’infinità di tempo. Se il mio vecchio macinino fisso avesse continuato a funzionare, molto probabilmente non sarei passata a Mac. Dovrei essergli grata per aver tirato le cuoia, visto che ora mi trovo molto meglio.
  2. Unix, Linux, Mac OS X e compagnia bella utilizzano i processi e non i thread come Windows: sono più robusti e affidabili.
  3. “Non ci sono virus su Mac”: non è proprio così, però ce ne sono sicuramente meno che per Windows; inoltre per funzionare su un Mac i virus ti chiedono di essere installati. Quindi tendenzialmente tu non li installi e loro non ti infettano. E se proprio vuoi stare tranquillo, ti puoi installare la versione gratuita di Sophos antivirus.
  4. Mac OS X è fatto per essere intuitivo. Dopo qualche giorno che lo usi, sei già diventato bravo ad usarlo. Se la tua vecchia nonnina dovesse imparare ad usare da zero un computer ci metterebbe molto più tempo che ad imparare ad usare da zero un Mac. Poi magari continuerà ad usarlo senza nemmeno sospettare l’esistenza delle innumerevoli funzionalità avanzate che un Mac permette, ma sicuramente saprà usare ben le funzioni di base; è difficile restare a lungo “utOnti” su Mac.
  5. Esiste la leggenda metropolitana che i Mac si rompano di meno; la leggenda è supportata da parecchi utilizzatori di Mac, da vari internauti più o meno affidabili e ovviamente dalla Apple, che deve vendere i Mac, quindi ovviamente si fa pubblicità; per farmi considerare attendibile la leggenda è bastata la mia amica E., che mi ha fatto provare il suo MacBook vecchio di tipo 4 anni: andava più veloce del mio vecchio computer ed E. non l’ha mai portato a riparare. Con tutti i soldi che ho speso per riparare il mio vecchio computer avrei potuto comprarmi più di un computer nuovo.
  6. Provate a vendere il vostro computer usato vecchio di 5 anni (se riesce ad arrivare a quella veneranda età senza fondersi la CPU) e non vi danno manco 50€, anzi, vogliono 50€ da voi per portarvelo a rottamare. Provate a vendere un Mac usato vecchio di 5 anni e almeno 200€ ve li fate; inoltre se beccate l’acquirente modello magari ve lo paga pure di più (l’acquirente modello cliche può rientrare in una di queste categorie: a) fanatico della mela/collezionista, comprerebbe qualsiasi cosa con una mela sopra, e il vostro vecchio modello è così vìntasggggggj, da esposizioooone; b) fanatico della mela con scarsa disponibilità economica, vuole un Mac ma non vuole pagarlo molto: ne cerca uno usato, magari che somigli al modello nuovo, così può andare a fare il figo in giro; questo personaggio molto probabilmente adora anche le camicie a quadri e gli occhiali di Arisa).
  7. Esiste la possibilità di utilizzare Windows su Mac; così se se un programma va solo su Windows, si può usare anche su un Mac.
  8. Sconto studenti: gli studenti universitari hanno diritto ad uno sconto tipo del 10% sull’acquisto di un Mac.
  9. Microsoft Office esiste anche per Mac. Gran parte dell’utilizzo lavorativo/scolastico che facevo del mio vecchio computer coinvolgeva Microsoft Office, quindi il fatto di poterlo fare anche su Mac mi ha tranquillizzata. Se ci pensate, oramai quasi tutti i file scambiati con conoscenti-amici-professori (tralasciando i pdf e le immagini) sono in uno dei formati gestiti da Microsoft Office; sebbene sia possibile visualizzare su Mac documenti in questi formati mediante il programma preinstallato Anteprima, per modificarli abbiamo bisogno di altri programmi (non vi consiglio di usare Text Edit perché fa danno su file non solo testuali). Gli altri programmi possono essere Open Office, iWork oppure Microsoft Office: Open Office è una suite libera e gratuita per la creazione e la modifica dei documenti; iWork fa le stesse cose ma è della Apple ed è a pagamento. Quasi tutti usano Microsoft Office: è praticamente uno standard. La compatibilità di Open Office e iWork con Microsoft Office non è ottima, quindi è quasi obbligatorio comprare Microsoft Office, il che lo rende sempre più standard. Fortunatamente esiste una versione di Microsoft Office per Mac. E c’è pure uno sconto studenti (o almeno c’era quando l’ho preso io).
  10. Uno dei motivi che mi hanno spinto a volere un Mac è stata la curiosità. Perché la gente lo ama tanto? Ero curiosa. E viste tutte le considerazioni di cui sopra, la curiosità è stata l’ultima spinta di cui avevo bisogno per acquistare un Mac.

E così sapete perché l’anno scorso ho comprato un Mac, in particolare un MacBook Pro da 15″ di inizio 2011 con SSD (ottima modifica suggerita dal mio ragazzo e confermata da SaggiaMente, un blog molto interessante per chi si approccia al mondo Mac): ho scelto questo modello in particolare perché avevo bisogno di un computer decente che potessi portare in giro e per la possibilità di “pomparlo” un po’ quando le sue caratteristiche saranno un po’ datate (sul web c’è tutta una serie di guide su come montare più RAM o un SSD più grande o roba del genere). Dopo sei mesi di utilizzo intensivo ho potuto vedere confermate alcune delle motivazioni che mi hanno spinta a comprare questo Mac e ho trovato altre ragioni per non abbandonarlo più. Se prima vi ho elencato i miei pensieri prima dell’acquisto, adesso vi faccio un elenco non esaustivo delle mie impressioni dopo l’acquisto, in un’ordine casuale.

FindHer

Una ragazza-finder (FindHer) e il suo Mac

Alcune cose che ho amato e amo del mio MBP:

  1. Il caricatore: il caricatore da solo ha fatto sbavare me e un sacco di miei amici. Il caricatore si chiama MagSafe ed è una roba magnetica che si attacca al Mac ma se ci inciampi sopra per errore non ci rimane attaccata trascinandoselo in una rovinosa caduta: si stacca senza incidenti. Io sono una che inciampa molto. Col mio vecchio netbook imprecavo in tutte le lingue quando, camminando sul filo del caricatore, mi trascinavo a terra anche il computer, facendogli prendere delle botte molto poco salutari. Adesso la mia massima imprecazione è “Oh, sono inciampata sul caricatore. Quasi non me ne sarei accorta se la luminosità dello schermo non fosse diminuita”. Non ho ancora smesso di inciampare, ma per quello il Mac può fare ben poco. Almeno ho limitato i danni collaterali.
  2. Le gestures, le mosse che si possono fare con le dita sul trackpad incorporato: sono una cosa sublime. Io odiavo i trackpad. Il trackpad del computer del mio ragazzo è il male (ha un bel notebook HP). Quello del mio vecchio netbook (questo) è anche peggio, perché oltre a funzionare male è anche piccolo. Quello del mio Mac è fantastico. Scorciatoie da tastiera per zoommare? Non servono quando basta allargare due dita. Barre di scorrimento? Obsolete, due dita verso l’alto e vado in basso, due dita verso l’alto e vado in basso (detto così sembra illogico, ma se ci pensate se nella realtà spingete un lungo foglio, diciamo un Rotolone Regina srotolato, verso l’alto, dopo un po’ troverete davanti a voi la parte più bassa del foglio; se ancora vi sembra innaturale, potete anche cambiare le corrispondenze su-giù, non ve lo vieta nessuno). Finestre tutte sovrapposte? Naaah, mettiamole su scrivanie diverse (è possibile avere diverse scrivanie, ognuna con finestre e applicazioni diverse aperte) e passiamo da una scrivania all’altra con tre dita. E ce ne sono tante altre. E il bello delle gestures è che non devo ricordarmele: dopo un po’ di volte che le ho fatte, il mio corpo se le ricorda per me. L’unico inconveniente della cosa è che quando poi uso i computer altrui che non supportano tutte le gestures mi sembra che mi abbiano tagliato una mano e agli altri sembro un’idiota che cerca di fare strane cose con le mani sui loro trackpad (senza ottenere ovviamente alcun risultato).
  3. La batteria: dura. Consideriamo però anche che il mio MBP è ancora giovane. Spero rimanga così anche nei prossimi anni, comunque per questi primi sei mesi è andata molto bene.
  4. Virus: questi sconosciuti. Mai beccato neanche uno in sei mesi. Neanche Sophos ha trovato minacce e/o messo in quarantena qualcosa.
  5. Facile da usare: sono diventata velocissima ad usare il mio Mac: con gestures, scorciatoie da tastiera, conoscenza dei programmi, del Terminale etc sono messa bene; direi che la semplicità di utilizzo è ampiamente dimostrata.
  6. Non si è ancora veramente rotto. Sono andata una volta sola al Genius Bar (quella specie di bancone all’Apple Store, dove avete tutto il diritto di andare -su appuntamento- tutte le volte che vi viene il minimo dubbio sul vostro Mac o se vi si rompe qualcosa entro i primi non-mi-ricordo-quanti giorni dall’acquisto) e solo perché Safari non accettava un certificato di una pagina web (certificato che Chrome accettava, quindi non era neanche un problema così problematico) e perché avevo l’ansia da primi giorni di Mac. L’ansia da primi giorni di Mac è una diffusa malattia che consiste nell’avere il terrore che qualcosa del vostro costoso e luccicantissimo nuovo Mac sia rotto e/o fallato sulla base di racconti di persone che hanno effettivamente incontrato un pezzo fallato; questa follia temporanea porta a prendere appuntamento al Genius Bar anche se non se ne ha bisogno e/o a intasare forum e blog sull’argomento e/o a fare stalking telefonico agli operatori del servizio clienti; io ho preso un appuntamento al Genius Bar perché avevo il terrore che il caricatore si scaldasse troppo perché mi era caduto di mano il primo giorno (e anche perché volevo vedere un po’ che cos’era questo famoso Genius Bar). Ma era solo l’ansia da primi giorni di Mac (tutti i caricatori si scaldano; non so perché mi aspettavo che questo si scaldasse molto meno) e il problema del certificato è stato risolto velocissimamente.
  7. Calore: il mio MBP non diventa una piastra su cui è possibile cuocere una frittata se rimane acceso troppo a lungo! Si scalda davvero poco. La ventola è quasi sempre silenziosissima. Una delle poche volte che ricordo di aver sentito il rumore della ventola è stato quando ho usato Calibre per convertire un cbr (formato elettronico per fumetti) in un mobi (formato elettronico leggibile da Amazon Kindle).
  8. Anteprima: questo programma fa davvero di tutto! Apre quasi tutto, permette di modificare le foto, di visualizzare documenti, di scrivere sui pdf (avete mai dovuto stamparvi un modulo, compilarlo a mano, scannerizzarlo e poi inviarlo per email? Con Anteprima non dovrete più farlo! lo modificate direttamente sul Mac e potete anche metterci la vostra firma senza stampare un bel niente)…
  9. La Dashboard con i post-it: è una specie di lavagna dove potete tenere aperti molti widget. Io la uso come cimitero dei Post-it. E ci gioco a tris. E ci vedo le previsioni del tempo. Guardando la mia Dashboard uno può praticamente sapere tutto quello che mi passa per la testa.

    Dashboard

    Dashboard, ovvero la mia dipendenza dai post-it

  10. Cmd+TAB. Cmd+Q. Ah-a, vi ho chiuso l’applicazione. Scherzi a parte, penso siano queste le scorciatoie da tastiera che uso di più. Oramai sono diventate parte integrante della mia vita. Considero il pulsante Ctrl come una cosa inutile. Devo dire che la tastiera diversa da quelle a cui ero abituata è stata una delle cose che mi hanno sconvolto di più all’inizio. Una si abitua per tutta la vita a fare robe con il tasto Ctrl, e poi -PUF- il tasto Ctrl è inutile e devi usare il tasto Cmd. Ma è una cosa a cui ci si abitua. All’inizio è un po’ dura però.
  11. Spotlight: la funzione di ricerca che funziona. Il “Trova” di Windows, sebbene talvolta accompagnato da un pupazzetto animato tipo il gatto Arturo o la clip Clippy, aveva serie difficoltà a trovare le cose sul mio vecchio computer. Spotlight in pochi secondi mi trova tutto quello che contiene la parola che cerco, mettendo anche in evidenza quello che secondo lui è il miglior risultato (e di solito ci azzecca). E se scrivi 2+2 su Spotlight, lui ti risponde 4. E se scrivi log(sqrt(123456789))^2 ti risponde 16,cifre-decimali-varie. E se non sei convinto, clicchi sul risultato e ti apre la Calcolatrice. Ok, pure Windows ha la calcolatrice, ma se scrivo 2+2 su “Trova” probabilmente non mi trova niente.
  12. Il Finder: la versione melata dell’Esplora Risorse di Windows. Solo che il Finder ha una faccia. Il Finder vi guarda in faccia e vi sorride mentre cercate qualcosa; il Finder può essere utilizzato in millemila modi e potete decidere voi che cosa vedere nel Finder: se singole cartelle o risultati di ricerche o tutti i vostri documenti divisi in ordine di tempo, o di nome, o di tipo, o di dimensioni… o di etichette. Etichette! Potete decidere voi di che colore etichettare i vostri file; definire un tipo per le vostre etichette e dividere i file in base a quelle. Io adoro etichettare le cose. Poi cercarle è più facile. Potete anche personalizzarvi le barre degli strumenti del Finder. Del tipo che se ci volete Dropbox sopra, ce lo mettete. O se volete che un file sia sempre raggiungile, lo trascinate nella barra degli strumenti del Finder, e resterà lì, a mo’ di preferito di un browser. In realtà il Finder è proprio quello che mi ha fatto scrivere questo post: mi sono messa a scarabocchiare ed è uscito fuori un Finder rosa. Un FindHer.
  13. iCloud: a parte lo spazio limitato che vi offre per metterci i vostri dati gratis (spazio che potete aumentare pagando se proprio volete), è bellissima la funzione “Find my Mac”. Essa vi permette di localizzare su una mappa dov’è il vostro Mac. Potete cancellare tutti i dati che ci sono sopra da remoto, bloccarlo, e anche mandare messaggi minatori a chi lo sta usando. Nel caso di furto, cancellate tutto, scrivete insulti terribili al ladro e gli mandate a casa i carabinieri. Nel caso in cui siate dagli amici e abbiate parenti che senza permesso usano il vostro Mac che voi avete lasciato acceso per qualche motivo, potete mandare un semplice messaggio del tipo “autodistruzione attivata, il Mac esploderà tra 5 minuti, evacuare la stanza” o cose del genere, per riderci su.

Per non dire unicamente cose belle, devo segnalare anche un paio di cosine scoccianti sul mio Mac.

  1. Non c’è il Blocco Note! O almeno, non c’è nel modo in cui lo intendo io. Non sono una fanatica degli ambienti di sviluppo complicati o degli editor di testo complessi. Il Blocco Note di Windows in questo senso era perfetto, andava bene per qualunque cosa mi servisse: HTML, CSS, javascript, ASP… se proprio volevo fare la figa e vedere codici colorati, usavo Notepad++. O se volevo far partire un programma in Java, andavo giù di Eclipse. Se volevo documenti con una certa impaginazione, usavo Word. Ma niente era meglio del caro vecchio Blocco Note. Eliminava pure tutta la formattazione da tutto quello che ci incollavo sopra, senza darmi problemi. La versione del Blocco Note di Mac OS X si chiama TextEdit. TextEdit è diverso. Ha una funzione che permette di usarlo come il Blocco Note (di solito è la predefinita). Ma ne ha anche altre. E a volte si attivano quando tu non le vorresti. Tipo l’orribile fatto che corregga automaticamente le parole che uso. Se scrivo un pezzo in inglese, non vuol dire che tutto il testo è in inglese, quindi, caro TextEdit, non mi correggere “intensivo” con “intensive”. Probabilmente in futuro, dopo aver specificato impostazioni che vadano bene per me, andrà alla grande. Ma il vecchio Blocco Note non ha mai avuto bisogno di impostazioni. Cioè, quello che dico è che se vuoi fare l’editor figo, fa’ l’editor figo e fa’ qualcosa in più, tipo colorarmi i tag o conservarmi l’indentazione. Non cercare di essere una via di mezzo tra WordPad e Blocco Note. Mi urti.
  2. Le ultime finestre aperte in un’applicazione vengono riaperte quando si riapre l’applicazione. Questa cose è utile se avete sempre bisogno di tenere sott’occhio gli stessi file, o se vi si spegne il Mac magari per la batteria scarica (o nella rara eventualità in cui dobbiate riavviare il tutto). Ma non è utile che Ogni Santa Volta si riaprano, specialmente se spengo correttamente il Mac: nell’utilizzo normale è un po’ stressante che vi si apra l’ultimo pdf che avete letto e che magari contiene fattacci vostri tipo i vostri ultimi imbarazzanti risultati di un esame quando aprite un’immagine del vostro gatto con Anteprima per mostrarla ai parenti.
  3. La disinstallazione delle applicazioni non è così ti-piace-vincere-facile-bosci-bosci-bo-bo-bo come la descrivono. Cioè, è facile spostare un’applicazione nel cestino. E l’applicazione è disinstallata. Però non sempre vengono cancellate le preferenze e le impostazioni relative a quell’applicazione. Dicono che vengano forniti dei pratici uninstaller per le applicazioni che richiedono di cancellare anche preferenze varie, ma non è sempre vero e non è sempre detto che uno conservi tutti gli uninstaller delle applicazioni che ha installato. Per questo è consigliabile usare un’applicazione che svolga la funzione di disinstallare le applicazioni; io per ora uso AppCleaner, che è semplice e gratuito.
  4. I dischi NTFS non possono essere scritti direttamente dal vostro Mac. Cioè, possono, ma dopo una serie di operazioni che molto probabilmente non avete voglia di fare. Altrimenti possono solo essere letti. Se volete scriverci sopra, dovete scaricarvi un’applicazione. E il problema è anche che se formattate un disco a partire dal vostro Mac in formato Mac OS esteso (per esempio un disco dove fate i backup con Time Machine), da Windows non lo leggete (lo leggete se installate un programma apposito su Windows). Questa incompatibilità di file system mi ha stressato un bel po’, perché ho cominciato ad usare l’hard disk esterno che uso per i backup come deposito per i file che non uso quotidianamente (tipo slides, ebook etc) e mi è capitato di dover andare da qualche parte con il solo hard disk esterno per passare i suddetti file a persone che non potevano vedere l’hard disk perché avevano Windows.
  5. C’è qualche problema se utilizzate più di uno schermo in contemporanea. Le applicazioni a schermo intero, che vorreste fossero a schermo intero su uno solo degli schermi per lasciarvi lavorare sull’altro, talvolta oscurano anche lo schermo che non occupano.
  6. Il 30% delle volte che uso Microsoft Office, in particolare Word (perché è quello che uso di più), il programma si impalla, non risponde più e vedo il cursore che indica l’attesa. L’attesa non termina mai. Bisogna forzare la chiusura del programma e riaprirlo, sperando di avere salvato il tutto. La cosa è fastidiosa perché sono abituata ad aspettarmi che sul mio Mac le cose funzionino sempre e bene, ma devo dire che Word crashava un bel po’ pure quando avevo Windows. Oramai tutte le volte che uso Word su Mac premo ogni dieci minuti Cmd+S, nel dubbio che mi appaia di nuovo il maledetto cursore dell’attesa. La prima volta sinceramente ho trovato il cursore rotante colorato e un po’ retrò decisamente bello. La seconda volta era ancora carino. Dalla terza volta in poi, ne ho avuto le scatole piene di quel coso rotante colorato che si diverte a ruotare e ti sbeffeggia mentre tu ti affanni a recuperare un documento perso. Preferivo decisamente la clessidra di Windows. Quella non animata delle vecchie versioni di Windows.

    maledetto coso

  7. Il tasto Canc mi manca. Sinceramente. Ero abituata ad usare entrambi i tasti della tastiera classica per cancellare. Adesso se voglio cancellare da sinistra devo usare una combinazione di tasti.

Insomma, mi trovo bene, anche se nessuna macchina è perfetta (per ora!). Se mi regalassero un altro computer non tornerei a Windows; considererei Ubuntu, ma Windows mi ha davvero rotto (anche se no ho ancora visto Windows 8, che potrebbe ancora sorprendermi). Ma non credo che passerò a Mountain Lion quando uscirà, perché mi trovo bene con Lion. Magari vi faccio sapere di nuovo tra sei mesi, quando il mio MPB sarà vecchio di un anno e magari sarà uscito un super computer tipo Pensiero Profondo di Guida Galattica per gli autostoppisti.

Quasi dimenticavo…

Cinque stelline non perché sia perfetto (anche se è sulla buona strada), ma perché è decisamente meglio di tutti i computer che ho avuto, va molto bene per l’utilizzo che ne faccio io e perché praticamente ci sto sempre attaccata.

La solerzia degli operatori Vodafone nel blocco di sim rubate (anche se a richiederlo non è l’intestatario)

In questo post non parlerò di come parlare con un operatore Vodafone; sappiate che la procedura è praticamente come quella che bisogna seguire per parlare con un operatore TIM, cioè dovete dire che vi hanno rubato la sim; purtroppo il furto della sim è esattamente ciò che è successo alla mia amica, che chiameremo “A.” (no, non è quella di Pretty Little Liars, ha solo un nome che comincia con la lettera “A.”)

Quando A. era più giovane, voleva un cellulare. Aveva il denaro per comprarselo, ma non era ancora maggiorenne. Invece di chiedere a sua madre di intestarsi una sim e di farla usare a lei, A. chiese di farlo a V., la sua amica maggiorenne. Passarono anni e A. divenne più che maggiorenne. A. era tranquillamente seduta su un mezzo pubblico affollato, quando un rapinatore non identificato le ha aperto la tasca dello zaino e si è intascato il cellulare di A., noncurante del fatto che fosse una ciofeca di Nokia cheapissimo. Quando A. si accorse del furto, dopo aver imprecato un pochino (aveva quel cellulare da anni e c’erano tutti i suoi contatti salvati in rubrica), provò a chiamare un operatore Vodafone per farsi bloccare la sim, ma non ci riuscì, quindi passò la palla a me – che oramai sono un’esperta nel parlare con gli operatori delle società di telefonia.

Questa è stata la conversazione surreale che io e l’operatrice (ho parlato con una lei) abbiamo avuto. Io sono “C.”, l’operatrice è “O.”.

O.: Salve, sono O., l’operatrice numero #####. Come posso aiutarla?
C.: Salve, vorrei denunciare il furto di una sim e farla bloccare.
O.: Certamente, mi dica il numero.
C.: 34########.
O.: A chi è intestata la sim?
C.: A “V.”.
O.: Attenda qualche istante per favore…
*passa qualche minuto *
O.: Fatto! La sim è bloccata! Il traffico residuo è “cifra invariata rispetto a prima del furto”.
C.: Ok, adesso avrei qualche domanda su come fare ad avere una sim con lo stesso numero.
O.: Deve andare in un centro Vodafone con la denuncia del furto o con un documento redatto e firmato da lei che dichiara che hai subito un furto, pagare 5€ e le danno una nuova sim con lo stesso numero e con lo stesso traffico della vecchia.
C.: Ok, ma tutto ciò posso farlo anche se non sono l’intestataria della sim?
*silenzio raggelante e passaggio dal “lei” al “tu”*
O.: No. Se vuoi lo stesso numero, deve andare l’intestataria della sim. Quindi non sei l’intestataria della sim?
C.: No, sono l’amica dell’utilizzatrice della sim -quella a cui è stato rubato il cellulare-, che è amica dell’intestataria (…che al mercato mio padre comprò…).
*le racconto tutta la storia della sim*
O.: In ogni caso deve andare l’intestataria.
C.: Grazie mille, arrivederci.

Dalla conversazione avrete evinto che ho ottenuto il mio scopo, cioè salvare il credito residuo della mia amica. Ero benintenzionata e la mia amica mi aveva dato il via a procedere. Ma pensandoci un attimino mi è venuto in mente che per bloccare una sim basta conoscerne il numero e il nome dell’intestatario. Non serve neanche un numero di documento, una data di nascita, un segno zodiacale, un “rispondi alla domanda segreta”. Questo vuol dire che qualsiasi pirla che decida di fare uno scherzo ad un conoscente, di cui ovviamente conosce nome e numero di telefono, può telefonare alla Vodafone e fargli bloccare la sim. Alla faccia della sicurezza.

E sapete una cosa? Anche se smarrite il vostro codice PUK (il codice che bisogna inserire se si inserisce il pin sbagliato tot volte) dovete solo sapere il nome dell’intestatario della sim, essere un maschio se l’intestatario è maschio ed essere una femmina se l’intestatario è femmina. Ed era così anche dieci anni fa (sono una cliente You10) , quindi questo mi fa supporre che la scarsità di domande sul proprietario della sim sia proprio una politica aziendale della Vodafone da più di 10 anni.

Per amor di completezza scrivo anche che V. e A. sono andate insieme al centro Vodafone, V. ha fatto da “prestanome”, A. ha pagato e ha riavuto la sua sim e ora vivono tutti felici e contenti. Tranne me, che sono un po’ preoccupata per il modo che la Vodafone ha di gestire le cose.

P.S.: qui la pagina della Vodafone che spiega come comportarsi in caso di furto/smarrimento del telefono. Specificano in grassetto di contattare personalmente gli operatori. Ah-ah. Proprio. A me non hanno neanche chiesto se avevo una delega!

Non ci sono più i falsificatori di una volta (ovvero: come riconoscere un falso Tiffany & Co.)

Parliamo di Tiffany & Co. e di falsi che si riconoscono da dieci miglia di distanza. Alla fine del post c’è un paragrafo che descrive quanto misura un ciondolo Tiffany originale (quello in mio possesso, di dimensione media).

Prima di iniziare, una nota: io non sono una fotografa e le foto presenti in questo post sono state scattate da me con un cellulare. La qualità non è ottima, ma dovreste essere in grado di vederle nelle dimensioni originali cliccandoci sopra.

Come saprete i ciondoli, le collane e i bracciali della collezione Return to Tiffany sono i gioielli di Tiffany preferiti dalla donna italiana media. Saranno banali, ma piacciono. Anche a me piacciono. Così tempo fa ho acquistato sul sito ufficiale di Tiffany il Ciondolo piastrina a cuore Return to Tiffany™ smaltato, in argento. Questo, per intenderci:

Ciondolo Tiffany

Ciondolo Tiffany in argento smaltato Tiffany Blue

Quel ciondolo, indossato tutti i giorni per un annetto, mai tolto al mare e nella doccia, si è graffiato, si è opacizzato e lo smalto che lo ricopriva si è consumato (oramai del mitico Tiffany Blue non rimane proprio niente). Ma ci sono affezionata e lo uso ancora. Ecco come è diventato:

Ciondolo Tiffany usato per un anno davanti

Ciondolo Tiffany usato per un anno davanti

Ciondolo Tiffany usato per un anno dietro

Ciondolo Tiffany usato per un anno dietro

Recentemente mi hanno regalato un bracciale e una collana di “Tiffany” falsi. Come mai me ne sono accorta con uno sguardo? Perché la scatola era tutta sbagliata. Perché luccicavano troppo. Perché le proporzioni e le scritte erano diverse da quelle che ricordavo. Perché i falsificatori odierni sono evidentemente degli incapaci. Vediamo con delle foto quanto sono incapaci o quanto ci ritengono stupidi, a vostra discrezione.

Analizziamo la scatola del ciondolo originale in mio possesso. Essa è dotata di nastro bianco, è di un colore specifico che io chiamo verde acqua (ma che in verità si chiama Tiffany Blue), ha una texture specifica e presenta il logo del marchio in un font specifico.

Scatola originale Tiffany con nastro

Scatola originale Tiffany con nastro

Notare la texture della scatola originale...

Notare la texture della scatola originale...

... e notare il font e la posizione della scritta della scatola originale.

... e notare il font e la posizione della scritta della scatola originale.

All’interno della scatola mi sono stati forniti:

  • imbottitura
  • sacchetto anti polvere in velluto, color Tiffany Blue
  • ciondolo all’interno del sacchetto
  • bustina con dedica con cartoncino con la scritta Tiffany & Co. in rilievo
Sacchetto anti polvere originale davanti

Sacchetto anti polvere originale davanti

Sacchetto anti polvere originale dietro

Sacchetto anti polvere originale dietro

bustina con scritta in rilievo

bustina con scritta in rilievo

Tutto l'insieme

Tutto l'insieme

Specifico che la bustina è stata una mia richiesta: al momento dell’acquisto sul sito ufficiale viene richiesto se si desidera allegare un messaggio al regalo; il ciondolo era un regalo per me, quindi mi è sembrato carino scrivermi la data dell’acquisto come dedica. Ordinando qualcosa e non inserendo nessuna dedica vi dovrebbero dare la bustina bianca.

Vediamo adesso la scatola falsa. Essa conteneva:

  • Bustina anti polvere in plastica becera del colore sbagliato e delle dimensioni sbagliate rispetto alla scatola
  • Gioielli contenuti nella bustina
  • Imbottitura
  • Certificato che spiega come effettuare la manutenzione dell’argento (ma il contenuto non è d’argento!)
Scatola tarocca

Scatola tarocca

Scritta e texture della scatola tarocca

Scritta e texture della scatola tarocca

Sacchetto tarocco

Sacchetto tarocco

Facciamo dei confronti tra l’originale e il falso. Nell’originale sembra che tutto sia stato fatto su misura: la busta e il sacchetto entrano perfettamente nella scatola. Nel falso il sacchetto è più grosso della scatola e il fantomatico certificato (che non dovrebbe essere presente in nessun originale) è molto più piccolo della scatola.

Insieme originale

Insieme originale

Insieme falso

Insieme falso

I colori della scatola e del sacchetto originali sono molto diversi dai falsi. Le foto possono rendere un’idea falsata dei colori, ma tutte le foto sono stata scattate nelle stesse condizioni di luce senza flash e non ho modificato né quelle dei falsi né quelle foto degli originali, quindi dovrebbero comunque dare un’idea della differenza di colore.

La scatola originale e la falsa hanno quasi la stessa dimensione, ma colori diversi; l’orientazione del testo è diversa, così come è diverso il font nelle dimensioni.

Scatole a confronto: falsa (sopra) e originale (sotto)

Scatole a confronto: falsa (sopra) e originale (sotto)

La texture delle due scatole è diversa: l’originale sembra quasi pelle (anche se credo sia di plastica), mentre la falsa sembra proprio plasticosissima.

texture a confronto: falsa (sinistra) e originale (destra)

texture a confronto: falsa (sinistra) e originale (destra)

interno a confronto: falso (sinistra) e originale (destra)

interno a confronto: falso (sinistra) e originale (destra)

L’imbottitura dell’originale è più abbondante (logicamente se vi fanno pagare una cifra spropositata per un pezzo d’argento, almeno cercano di farvelo arrivare integro e senza graffi). Nella foto può sembrare più abbondante l’imbottitura del falso perché occupa più spazio, ma è solo stata tirata; quella dell’originale è stata compattata e non fa rimbalzare l’oggetto nella scatola perché non è piena d’aria.

imbottiture a confronto: falsa (sinistra) e originale (destra)

imbottiture a confronto: falsa (sinistra) e originale (destra)

Analizziamo i sacchetto. L’originale ha una consistenza vellulata, è morbido ed è color Tiffany Blue. Il falso è pura plastica, duro, del colore sbagliato e se all’esterno è stato fatto un tentativo vago di renderlo simile all’originale, anche solo guardando l’interno si riconosce la differrenza. Il font è diverso dall’originale.

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) davanti

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) davanti

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) dietro

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) dietro

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) interno

sacchetto falso (sinistra) e originale (destra) interno

E questa era solo la confezione. Il contenuto è anche peggio: si discosta enormemente dalle immagini promozionali sul sito di Tiffany. Solo per completezza, riporto una foto in cui si vede che il ciondolo originale è di un materiale completamente diverso e che le proporzioni delle scritte, le distanze dai bordi e la forma dei falsi sono diversi dall’originale. Specifico che l’originale in mio possesso non è lo stesso modello che hanno tentato di falsificare: il mio è solo un ciondolo mentre con il falso hanno cercato di copiare la collana e il bracciale con la catena e il ciondolo a cuore, ma le proporzioni, i materiali e le scritte dei ciondoli del bracciale e della collana originali dovrebbero essere gli stessi del mio ciondolo originale.

Originale (sinistra) e i due falsi (a destra)

Originale (sinistra) e i due falsi (a destra)

Vi rimando al sito ufficiale di Tiffany per un confronto dei falsi con gli originali, e vi lascio con dei consigli per gli acquisti di Tiffany:

  • Avete la certezza di un gioiello Tiffany originale solo se comprate sul sito ufficiale di Tiffany o in un punto vendita ufficiale Tiffany. Tutti i gioielli Tiffany su siti di commercio elettronico che non siano il sito ufficiale sono falsi. Gli unici originali che potete trovare sono gioielli usati. E la maggior parte delle volte sono falsi pure quelli.
  • Tiffany non fa sconti in Italia e non esiste un outlet di Tiffany: se trovate gioielli di Tiffany nuovi a prezzi più bassi di quelli del negozio o del sito, state pur certi che sono falsi.
  • Esistono siti che vendono copie di scatole e bustine di Tiffany, quindi la presenza della scatola o della busta o del sacchetto anti polvere non è una garanzia di originalità, anzi: come avete letto in questo post, spesso il pacchetto è falso ed è pure falsificato male.
  • Non tutte le scatole di Tiffany sono uguali: logicamente, se vi devono vendere un collier di diamanti magari vi daranno una scatola grossa, mentre se invece comprate un solo ciondolo come me avrete la scatola delle foto di questo post. Non è vero che tutte le scatole sono solo quadrate, non è vero che esiste solo la bustina! Esistono un sacco di leggende metropolitane sulle scatole di Tiffany. I truffatori si basano su questa grande quantità di forme e dimensioni di scatole per fregarvi. Non fatevi fregare: confrontate la qualità della scatola che tentano di propinarvi con la qualità di una scatola che sapete per certo originale.
  • Esistono anche persone che hanno comprato gioielli originali di Tiffany e quindi sono in possesso di scatole e sacchetti originali; queste persone vi venderanno gioielli falsi ma vi mostreranno anche lo scontrino con cui hanno pagato il gioiello originale: nel sacchetto e nella scatola metteranno un tarocco pagato 20€, ma a voi lo faranno pagare 50€, il che vi sembrerà un affare visti i prezzi dei gioielli di Tiffany, ma in realtà è una fregatura perché state spendendo 50€ per un falso che molto probabilmente è fatto male e si riconosce subito. A questo punto comprate direttamente il falso da 20€: se vi dovete fare fregare, almeno spendeteci di meno.
  • Esistono negozi che vendono gioielli falsi di Tiffany. Negozi. Non bancarelle. Quindi, se un negozio che non è Tiffany vende gioielli di Tiffany, se non è elencato come punto vendita sul sito ufficiale di Tiffany, i gioielli sono falsi. Tendenzialmente costano meno dei gioielli di Tiffany originali, quindi alcuni ne fanno incetta e poi li vendono come originali, lucrandoci sopra come nell’esempio del punto precedente.
  • I gioielli di Tiffany non sono avvolti nel cellophane per proteggerli durante il trasporto. Sono inseriti in contenitori imbottiti come quelli visti nel post, e il sacchetto anti polvere basta a non farli macchiare e/o graffiare. Se sono avvolti nel cellophane sono falsi. [EDIT: non è proprio così; ho comprato un altro ciondolo al negozio di Milano, e la commessa ha lasciato la plastica per evitare che il ciondolo si graffiasse (è un ciondolo che si presta a questi danni perché è formato da due cuoricini sovrapposti); però mi ha chiesto se poteva lasciare il cellophane, non l’ha lasciato così di sua sponte. Il ciondolo mostrato in questo post e ordinato dal sito invece mi è arrivato senza cellophane, e anche tutte le mie amiche che hanno comprato nel negozio di Milano o sul sito non hanno visto traccia di cellophane. Ad onor del vero bisogna dire che hanno preso tutte un modello di ciondolo simile (cuore singolo, di dimensione varia), quindi mi sento di azzardare l’ipotesi che per il classico ciondolo a cuore non sia fornita nessuna protezione in cellophane, mentre per i gioielli che potrebbero graffiarsi potrebbero essere fornite protezioni aggiuntive.]
  • Ho letto online che se i ciondoli di Tiffany hanno la scritta dietro, sono originali. Questo è falso. Per essere originali devono avere la scritta anche dietro, ma deve essere fatta in un certo modo. Il falso che mi hanno regalato ha la scritta dietro, ma è falso. Guardatelo e confrontatelo con la terza immagine di questo post (il ciondolo originale usato da me). Entrambi hanno la scritta dietro, ma sono diversi.
Falso anche se ha la scritta dietro!

Falso anche se ha la scritta dietro!

  • I gioielli di Tiffany non hanno nessun certificato di garanzia all’interno (almeno quelli in mio possesso, comprati sul sito ufficiale e a Milano nel negozio di via della Spiga). Non c’è un cartoncino che spiega come fare la manutenzione dei gioielli. Se volete sapere come effettuare la manutenzione, andate sul sito di Tiffany nella sezione “servizio clienti” e poi “cura dei gioielli”, sezione di cui io riporto la parte relativa all’argento:

Tiffany utilizza soltanto argento puro, uno dei metalli più belli e splendenti. Con le cure adatte, l’argento manterrà la sua bellezza e il suo carattere per molte generazioni.
LA PRIMA REGOLA PER LA CURA DELL’ARGENTO
L’argento si ossida, specialmente se esposto all’aria salmastra e ai prodotti contenenti zolfo, come gli elastici di gomma e alcuni tipi di carta. Tuttavia, l’argento che è usato regolarmente richiede di solito meno cure, per questo Tiffany consiglia caldamente di usare o indossare l’argento tutti i giorni.
LAVARE L’ARGENTO
Tiffany consiglia di lavare l’argento a mano in acqua calda con un detergente delicato. Poiché molti acidi presenti negli alimenti e i gas dell’aria hanno un effetto corrosivo, ti consigliamo di lavare l’argento subito dopo l’uso. L’argenteria, e specialmente i coltelli, non dovrebbero essere lasciati immersi nell’acqua. Per evitare che si macchi, l’argento deve essere asciugato subito dopo il lavaggio.
LUCIDARE L’ARGENTO
Usare il prodotto per l’argento di Tiffany o di un’altra marca di qualità. Si dovrebbero evitare quei liquidi per immersione che contengono sostanze chimiche aggressive. È sconsigliata la pulitura elettrolitica (foglio di alluminio, sale e bicarbonato in soluzione acquosa).
Per cominciare, applicare il prodotto con un panno morbido o una spugnetta. Strofinare ogni pezzo delicatamente, ma con decisione, nel senso della lunghezza, con movimenti lineari e regolari. Per le decorazioni e i bordi, si può usare uno spazzolino (come uno spazzolino da denti con setole naturali). Lavare in acqua saponata, avendo cura di togliere tutto il prodotto. Risciacquare bene in acqua calda, asciugare accuratamente e lucidare con un panno morbido.
CONSIDERAZIONI PARTICOLARI
L’effetto “ossidato” è l’annerimento intenzionale delle fessure nelle decorazioni di un oggetto in argento, per farne risaltare maggiormente i dettagli. Occorre fare attenzione a non far scomparire questa finitura con una pulizia e una lucidatura troppo minuziose.
CONSERVARE L’ARGENTO
Una volta pulito e lucidato, l’argento deve essere adeguatamente conservato in un luogo asciutto. I sacchetti di flanella blu di Tiffany proteggono l’argento dalle abrasioni e prevengono in una certa misura l’ossidazione.
Quando si avvolgono le posate nei panni di flanella, bisogna essere sicuri che siano perfettamente asciutte. Se il clima è umido, sistemare nel panno arrotolato un sacchettino di cristalli antiumidità (ad esempio gel di silice).

  • Chi ha un gioiello Tiffany o ne ha visto uno da vicino riconosce un falso; se una ragazza desidera un gioiello di Tiffany tendenzialmente si sarà già fatta un giro online per vedere quanto costa, come è fatto etc., e vista la scarsa qualità dei falsi basta davvero un giro online per beccarli. Alla gente non piace scoprire di aver appena ricevuto un falso in regalo. Quindi prima di comprare un gioiello Tiffany da una fonte che non sia il sito ufficiale (oppure oppure il negozio), fate un giro online e leggete le varie guide per scovare i falsi.

Voglio dire una cosa a chi ha intenzione di regalare un gioiello della collezione Return to Tiffany ma non ha intenzione di spendere cifre esagerate: è possibile farlo. Basta comprare solo un ciondolo. Non c’è bisogno di comprare tutta la collana.  Se proprio volete regalare anche il filo, esistono collane d’argento vero, semplicissime e di tutte le lunghezze vendute in tutte le gioiellerie e costano poco. Non sono tarocchi: solo che non sono di Tiffany. Nessuno va a guardare la catena, perché il ciondolo è il punto focale del gioiello. E spendendo di meno sulla catena è possibile avere tante collane: lo stesso ciondolo si può attaccare ad una catena, ad un filo, ad un bracciale… invece di un gioiello unico, regalando solo un ciondolo regalate tante possibilità.

Se invece pensate di regalare qualcosa di Tiffany per fare bella figura con qualcuno ma poi comprate un falso perché avete giustamente (ma ingenuamente) cercato l’offerta più vantaggiosa (oppure se proprio siete andati consapevolmente alla ricerca del falso), ricredetevi: non fate una bella figura. I falsi di gioielli visti e rivisti si riconoscono a colpo d’occhio, e chi riceve un falso pensa immediatamente che avrebbe dovuto ricevere l’originale, quindi il vostro regalo risulta misero. Piuttosto indirizzate i vostri acquisti verso marche meno costose, oppure comprate qualcosa in gioielleria senza una marca particolare: farete una figura migliore.

Edit del 15 febbraio 2012: Quanto misura un ciondolo Tiffany? A causa di San Valentino c’è stato un piccolo picco di ricerche su come riconoscere un ciondolo Tiffany originale; in particolare sono state cercate le parole “quanto misura un ciondolo tiffany?”, quindi cercherò di dare a questa domanda l’unica risposta che ho: le misure del mio ciondolo originale. Nell’immagine qui sotto potete vedere il mio ciondolo (che è quello di dimensione media) poggiato su un foglio a quadretti (quelli che misurano mezzo centimetro) e vicino ad un righello.

ciondolo tiffany righello

Ciondolo Tiffany con righello

In questa immagine invece potete vedere le misure del ciondolo originale:

ciondolo tiffany misure

Misure in cm del ciondolo di Tiffany di dimensione media

Vi consiglio di vedere l’immagine nella dimensione originale per capire meglio che cosa ho misurato. In ogni caso la misura 3 si riferisce alla larghezza del ciondolo posizionando il righello immediatamente sopra la scritta “Tiffany & Co.”, la misura 4 si riferisce alla massima larghezza del ciondolo, la 6 è la distanza massima tra il bordo del ciondolo e la stanghetta verticale della T, la 7 è la distanza tra il bordo del ciondolo e la stanghetta orizzontale più corta della T, la 8 è la distanza tra il bordo del ciondolo e la parte più “cicciona” della O, la 9 è la distanza tra il bordo del ciondolo e il punto. Il righello che ho usato ha la precisione dei millimetri; le misure che ho riportato nell’immagine mi sembrano abbastanza precise (quasi mai il righello mi dava una misurazione tra tacche dei millimetri diverse, tranne nel caso 5).

Ultima nota: ho messo un watermark sulle immagini del solo ciondolo originale perché ultimamente i truffatori tendono ad usare immagini di ciondoli originali reperite sul web per vendervi i loro gioielli falsi come originali; alla luce di ciò, se comprate ciondoli di Tiffany su siti di terze parti che non siano Tiffany, dovreste eseguire questi ulteriori controlli:

  1. Controllate che su tutte le immagini mostrate del vostro ciondolo non siano presenti watermark (cioè la scritta con il nome di un sito, blog o utente) diversi da quelli del venditore.
  2. Controllate che su tutte le immagini del vostro ciondolo non siano presenti watermark diversi tra loro.
  3. Se possibile, fatevi fornire foto ulteriori del ciondolo rispetto a quelle pubblicate
  4. Diffidate delle foto sfocate o di bassa qualità: chi ha un gioiello di Tiffany originale non ha motivo di non farvi vedere i dettagli, a meno che non stia cercando di nascondervi graffi e difetti, ma in questo caso vi truffa comunque. Inoltre anche se i venditori dovessero scattare le foto da cellulari, anche con i cellulari senza zoom e con una fotocamera del piffero, scattando una foto con la luce giusta e con il cellulare molto vicino all’oggetto da fotografare si possono evidenziare i dettagli!
  5. Diffidate delle inserzioni che vi propinano solo foto del sito ufficiale: non vi fanno vedere le foto del vero oggetto, vi fanno vedere le foto dell’oggetto originale del sito ufficiale.

Last but not least, vi segnalo un’interessante funzione di Google: la ricerca per immagini; andando qui e trascinando dal vostro computer una foto, il motore di ricerca effettuerà una ricerca in base alla foto, senza che voi dobbiate cercare parole chiave. Inutile dirvi che se trovate la stessa foto del ciondolo che stanno cercando di vendervi in altri siti, è probabile che il ciondolo che stanno cercando di vendervi sia falso.

Come parlare con un operatore TIM

Forse non vi è mai capitato di dover parlare con un operatore TIM e non vi capiterà mai; se rientrate in questa casistica sono felice per voi; essendo una cliente Vodafone da più di 10 anni, a me non era mai capitato… fino ad oggi. Questo post descrive il motivo del mio desiderio di comunicare con un operatore TIM e il calvario passato da me prima di riuscire a parlare con un essere umano e non con una voce registrata.

Fato volle che il mio ragazzo si sentisse “TIM inside”, quindi, per parlare con lui ad una tariffa decente, ho dovuto attivare una seconda sim TIM e procurarmi un secondo cellulare, perché non avevo alcuna intenzione di rinunciare al mio blackberry per un cellulare dual sim da traditori, come ad esempio il Vanity NGM. Vi ricordo che il Vanity può emettere rumori di sottofondo vari mentre siete al telefono, per esempio i rumori di una stazione o cose del genere, quindi diffidate dai possessori di questo diabolico oggetto. Ma sto divagando. Il nuovo cellulare che ho comprato non aveva la funzione “rumore di sottofondo”, era in offerta, ma aveva la sgradevole abitudine di lasciare che le sue applicazioni si connettessero ad internet senza alcuna avvisaglia. Constatato ciò nei primi giorni di utilizzo del cellulare, ho cambiato le impostazioni per impedire la connessione dati, ma il maledetto continuava a connettersi. Dopo aver sprecato un po’ di credito e dopo aver chiesto aiuto ad altri utilizzatori del sistema operativo del mio cellulare senza risolvere il problema, mi è venuta l’idea geniale: macchina ciuccia-soldi, se proprio devi connetterti per forza, ti imposto un apn sbagliato, così mentre cerchi di connetterti a quello e fallisci almeno non mi consumi tutto il credito!

L’idea geniale funziona, in linea di massima. Peccato che la TIM invii periodicamente ai suoi clienti messaggi con la configurazione corretta per la connessione ad internet. Ieri sera me ne ha inviato uno. Non so se ho accettato per errore le nuove impostazioni o se si siano accettate da sole: fatto sta che stamani mi arriva un simpatico messaggio che mi informa che il mio credito è quasi finito. Visto che non poteva essere quasi finito, perché mi restavano almeno 5€ e non avevo più consumato credito su quel cellulare, ho controllato il traffico dati, ho identificato la causa del consumo del credito e ho cambiato di nuovo l’apn. Visto che la macchina ciuccia-soldi è recidiva, ho pensato di chiamare un operatore TIM per tarparle le ali, così ho chiamato il 119.

Dovete sapere che al 119 risponde una voce registrata che dà delle opzioni. Una volta scelta un’opzione, la voce registrata vi elenca altre opzioni. Ho ascoltato tutte le opzioni possibili. Dovete sapere che nessuna di quelle opzioni è “parla con un operatore”. I tizi TIM evidentemente non vogliono che parliate con un operatore. Vogliono che vi risolviate i vostri problemi con i loro servizi online o facendo richiesta telefonica alla voce registrata. Mi sta pure bene la cosa, peccato che sul sito della TIM io non abbia trovato il mio problema specifico (magari c’è, ma io non l’ho trovato) e che la voce registrata cerchi solo di vendermi opzioni nuove o disattivarmi opzioni vecchie.

Alla fine sono riuscita a parlare con un operatore: per vostra conoscenza, l’unico modo di parlare con un essere umano è scegliere l’opzione che vi chiede di denunciare il furto di una sim. Al momento la combinazione di numeri da premere dopo aver chiamato il 119 è:

  • 6
  • 5: per ricevere assistenza
  • 1: per segnalare il furto o lo smarrimento della sim
  • 2: per segnalare il furto o lo smarrimento della sim

Trovata la combinazione giusta mi hanno messa in attesa e dopo qualche minuto ho parlato brevemente con un’operatrice. L’operatrice è stata gentilissima e velocissima: ha risolto il mio problema in meno di 30 secondi bloccando la connessione dati dalla mia sim; è molto di più il tempo che ho passato a cercare il modo di parlare con lei che il tempo effettivo passato dal momento in cui sono stata messa in attesa e il momento in cui il mio problema è stato risolto… non è ridicolo? Se hanno intenzione di lasciarmi ascoltare una voce registrata e basta, che almeno coprano tutti i problemi possibili con tutte le possibili opzioni. Oppure indichino chiaramente l’opzione “parla con un operatore”.

Kindle 4


Sono una lettrice accanita, ma finora avevo sempre evitato gli ebook (libri elettronici, non stampati su carta); il mese scorso però mi sono convinta che, data la mole di pagine che divoro, uno sconto di 1 o 2 € a libro mi porterebbe a risparmiare molti soldi (gli ebook costano meno dei libri cartacei) e che salvare spazio nella mia libreria strapiena (e nella mia borsa!) non ha prezzo, quindi ho comprato un Kindle. Per chi non lo sapesse, il Kindle è il lettore di ebook offerto da Amazon.

Premetto che ero molto indecisa sul modello di Kindle da comprare: l’unico disponibile sul sito italiano ma senza tastiera e senza 3G oppure un Kindle su amazon.com (eventualmente il Fire)? La mia scelta è stata di comprare il Kindle 4, l’unico modello disponibile al momento in Italia, per i seguenti due motivi:

  1. Garanzia: una garanzia italiana (se si vive in Italia) è sempre migliore di una estera.
  2. Funzione core svolta bene: un lettore di ebook è un lettore di ebook. Serve per leggere libri. Lo schermo e-ink è importante, non le funzioni aggiuntive come la navigazione su internet o i giochi. NON è un tablet tipo iPad. Le cose che deve fare le fa bene e meglio di un iPad, ma deve fare solo quelle. Quindi non importa se non si può connettere da tutto il mondo perché non ha il 3G: se lo si usa abbinandolo ad un computer, il 3G diventa del tutto inutile. Basta il wifi (e avanza pure, come spiego tra poco).

Mi è arrivato il giorno dopo che ho effettuato l’ordine, con parecchi giorni d’anticipo rispetto alla data di consegna prevista: è stata una piacevole sorpresa.
Sul Kindle è possibile leggere perfettamente gli ebook scaricati da Amazon, adattando le dimensioni del carattere al proprio gusto.
I pdf possono essere caricati sul Kindle mediante il cavo in dotazione: si collega il Kindle al computer e si trasferiscono i file, come se fosse una chiavetta; è possibile fare la stessa cosa anche con i libri scaricati da Amazon, quindi non c’è assolutamente bisogno del wifi per inserire i propri ebook nel lettore.
I tasti di avanzamento di pagina sono in una posizione comoda.
Il lettore è molto leggero.

Ed ora qualche critica

Purtroppo i pdf non si vedono benissimo: quei pochi che ho provato a caricare fino ad ora hanno avuto tutti problemi, come righe tagliate all’inizio o alla fine della pagina. Per lunghi testi di narrativa in cui una sola riga eliminata per pagina non elimina del tutto il senso della storia, la cosa può essere tollerata; se invece fossero pdf scolastici, una riga eliminata potrebbe creare seri problemi, quindi attenzione all’utilizzo che fate del Kindle.

La tastiera virtuale, che appare sullo schermo quando si preme l’apposito pulsante, deve essere utilizzata muovendo un cursore sulla lettera desiderata: è un metodo lungo e stressante di scrivere, quindi, se desiderate un Kindle per scrivere annotazioni di più di due parole sui vostri ebook, non prendete questo ma il Kindle con la tastiera o il touch. Per darvi un’idea, solo per scrivere la password del wifi di casa di amici ho impiegato 5 minuti (passaggi da maiuscole a minuscole, lettere accentate, passaggi da una lettera all’altra sono tutte cose che bisogna specificare posizionandosi in un dato punto col cursore); sembra poco, ma 5 minuti per un’unica (seppure complessa e lunga) parola sono un’infinità di tempo, specialmente se di parole se ne vogliono scrivere di più.

Lo store a cui si può accedere direttamente dal Kindle connesso al wifi è fornito come quello a cui si accede dal browser del computer, ma presente un piccolo inconveniente: utilizza gli acquisti con un click. Se sbagliate a cliccare su “acquista” vi scala i soldi dalla carta che avete scelto come metodo predefinito di pagamento per Amazon e vi scarica subito l’ebook, e non è possibile recedere dall’acquisto di ordini contenenti prodotti digitali (a me è successo, 3,99 € buttati per un libro che non avrei voluto comprare).

Non è vero che non riflette per niente la luce! Un pochino di riflesso c’è, ma inclinando il Kindle si trova facilmente un’angolazione che non faccia riflettere troppo la luce.

Non è fornita nessuna custodia: è un cosino sottilissimo e lo schermo mi sembra delicato, quindi BISOGNA comprare una custodia extra, anche se non la si vuole.

Epub con DRM: questi sconosciuti! Il Kindle legge pdf, txt e il formato di amazon. Amazon dà comunque la possibilità di convertire gli epub nel formato di cui Amazon è proprietario, così li potete leggere su Kindle. Il problema è che ciò non è possibile con gli epub protetti da DRM.
Un po’ di spiegazioni:
Epub è il formato “standard” per gli ebook; DRM è una protezione sui diritti d’autore che si può aggiungere all’epub: una cosa che, se non sei il detentore dei diritti di lettura sull’ebook, non te lo fa neanche vedere in anteprima; non puoi “prestare” l’ebook ai tuoi amici se è epub con DRM, perchè loro non lo vedrebbero.
Il problema non è tanto questo: gli editori si tutelano come possono.
Il problema è che l’onesto lettore che acquista legalmente un ebook da un sito che non sia Amazon e poi vuole leggerlo sul suo Kindle, se quel libro è un epub con DRM, non può leggerlo se non svolgendo operazioni illegali che aggirano il problema del DRM.
Quindi attenzione a quando comprate ebook al di fuori di Amazon: se non riuscite a capire se l’epub che state comprando è coperto da DRM o no, contattate il venditore, altrimenti potreste non essere in grado di leggere sul Kindle gli ebook che avete PAGATO.
Per spiegazioni più approfondite, effettuate una ricerca sul web: moltissime persone hanno analizzato il problema in maniera più completa ed esauriente di quanto io abbia fatto qui.

Perché 4 stelline con tutte queste critiche? Perché, sebbene non sia un prodotto perfetto, funziona bene. Mi piace. Provate a leggere un ebook sullo schermo di uno smartphone all’aperto con il sole, poi provate a leggerlo con Kindle e come minimo darete al Kindle 3 stelline di partenza, solo a causa dell’assenza dell’emicrania lancinante dovuta alla lettura di testi su un qualsiasi piccolo schermo che non usi la tecnologia e-ink.

Comprato su amazon.it a 99 €.

Nyan Cat: questo onnipresente gattino

Avete presente quel gattino dal corpo rettangolare che vola lasciandosi dietro una scia di arcobaleno, quella gif un po’ retro, talvolta ingrandita in maniera abnorme in modo da evidenziarne tutti i pixel? Sì, quel coso è davvero onnipresente: su facebook, sui siti di commercio elettronico, su tumblr, su twitter, sulle pagine di gag…

In sostanza, questo è Nyan Cat:

Ma da dove deriva? Chi l’ha creato? Chi l’ha utilizzato per la prima volta? Facciamo un po’ di storia.

Nyan Cat nasce dalla mano di prguitarman, in questo post, datato 2011/04/02 (non so se la data sia stata modificata o se sia l’effettiva data di nascita dell’irritante gattino).

Successivamente (il 2011/04/05) viene pubblicato su youtube il primo video del gattino con un jingle di sottofondo allegro ma anche esasperante:

Così comincia l’ascesa di Nyan Cat: diventa virale in pochissimo tempo e contagia ogni angolo del web.

Nyan Cat ha preso il volo e ora vive di vita propria senza alcun ricordo del suo creatore (che misteriosamente non viene mai citato da nessuno), creatore che comunque continua a tirare fuori nuove versioni della bestiola, come la versione creata per il nuovo anno. Però sono anche notevoli le parodie create dai fan, come Nyan Mario, Nyan Pikachu e Nyan Bunchie. La parodia meglio riuscita a mio parere è però Nyan Troll: quando l’ho visto non riuscivo a smettere di ridere. Ridete un po’ anche voi:

2012 e il blog

2012

Buon 2012!

Uno dei miei propositi per il 2012 era aprire un blog; l’ho fatto piuttosto in fretta. Adesso devo realizzare il proposito di imparare ad usarlo al meglio, che probabilmente richiederà molto più tempo.

Non che io sia totalmente digiuna di blog: avevo un blog personale anni fa, e funzionava; ma nei miei anni di assenza dalla blogosfera il mondo dei blog (e del web in generale) è totalmente cambiato: molto più social, molto più easy, molto più… più. E questo “più” bisogna saperlo usare. Quindi è come se fossi una neofita a tutti gli effetti.

Primo giorno del 2012… primo giorno di vita del blog. Buon 2012 e auguri al mio blog appena nato!

Asterismo

asterismoAsterismo, da Wikipedia:

L’asterismo, detto anche triangolo di asterischi, è un carattere tipografico (⁂) quasi mai adoperato nei romanzi e con grande rarità nelle riviste; esso consiste graficamente in un triangolo equilatero di tre comuni asterischi sistemati a poca distanza gli uni dagli altri. Il suo nome deriva dal fatto che, in astronomia, il termine “asterismo” indica un gruppo di almeno tre stelle apparentemente ravvicinate: se si ricorda che, in latino, il vocabolo “asterisco” vuol dire piccola stella, l’accostamento del significato diviene evidente. Nella lettura l’asterismo è considerato un simbolo di pausa, equivalente a un punto fermo.

Una pausa può essere un momento per staccare da tutto, ma anche un momento per riflettere su quello che è accaduto nei paragrafi precedenti. Questo blog è inteso come una pausa dalla mia vita quotidiana di ragazza, studentessa, lettrice e chi più ne ha più ne metta; come un asterismo, che separa nettamente un paragrafo dall’altro.